Profilo di Sergio Vaccher
PROFILO
Esperto informatico e con un prestigioso passato sportivo nell’hockey a rotelle, fin da giovanissimo ho avvertito una grande passione per la fotografia e da allora l’ho coltivata come hobby, ma, nel tempo, l’abilità, l’esperienza gradualmente acquisita e la grande applicazione, mi hanno portato a livelli di assoluta eccellenza tanto che oggi faccio parte di importanti associazioni come l’A.F.N.I. (Associazione Fotografi Naturalisti Italiani) ,Società Naturalistica Cordenonese , e collaboratore con la Fondazione (Venezia -Budapest) Giovanni Santin Onlus. Con le mie immagini miro a far conoscere gli ambienti della Provincia di Pordenone con particolare attenzione ai Magredi e alle zone di Risorgiva. Molte delle mie immagini hanno ottenuto importanti riconoscimenti in Italia e all’estero oltre a essere pubblicate su riviste, libri e calendari, alcuni dei miei lavori video sono stati trasmessi nelle più importanti reti televisive e nella piattaforma satellitare SKY. Mi avvalgo delle mie immagini per produrre video dvd multimediali che utilizzo per promuovere il territorio. Nel 2019 il comune di Vivaro (Pn) mi ha nominato cittadino onorario con la motivazione “per avere portato il nome dei Magredi, attraverso i suoi scatti, nel mondo". In periodo di Lockdown ho studiato e conseguito il brevetto A1/A3 per fare effettuare riprese aeree e foto con i droni. Attualmente mi dedico con idonee attrezzature alla video fotografia notturna. Ho collabarato con alcuni miei video nell'episodio "MAGREDI" nel film "Custodi" di Marco Rossitti e Luciano Gaudenzio premiato come migliore film al "71 Trento Film festival". Sez.Dolomiti patrimonio naturale" Fondazione Dolomiti UNESCO assieme alla SAT(Società Alpinisti Tridentini).Il Lions Club Pordenonese Naonis mi ha conferito la prestigiosa onorificenza del Melvin Jones Fellows per il mio impegno verso la natura e la sua difesa.
Recensione
Sergio con la sua fotografia fa parlare innanzitutto la natura, il cui ascolto gli permette di penetrare segreti che soltanto la nostra cecità ci impedisce di cogliere. Con la sua opera egli offre un palcoscenico all’arte e alla bellezza che sono già scritti nella natura. Quest’ultima appare soltanto in attesa di qualcuno capace di farsene interprete e di svelare la straordinaria varietà delle sue forme e ei suoi colori, catturandoli per mezzo della luce, su una superficie chimica o digitale. Un esercizio di pazienza e fedeltà ha permesso a Sergio di alzarsi prestissimo la mattina per lunghi anni, mentre noi tutti dormivamo… di fermarsi, di guardare, di osservare, ma soprattutto di aspettare che la natura si manifestasse coi propri attimi fuggenti, che egli ha sentito il dovere di restituire, in atto di vera generosità, a noi che forse ora stiamo guardando le sue fotografie comodamente seduti in poltrona. La bellezza delle immagini che nel tempo Sergio ha potuto raccogliere sta tutta nella sua capacità di inseguire la natura e di sintonizzarsi al suo ritmo ed alle sue stagioni. Egli non pretende mai di piegarla alle proprie esigenze. Sergio è in grado di adattarsi con tranquillità in tutte le circostanze, andandole incontro; anche quando questo significa rimanere fermi per ore, nell’afa soffocante delle torbiere, in mezzo al nugolo di insetti ronzanti od alla mercé dei venti gradi centigradi sottozero con i suoi lunghi stivali immerso nell’acqua gelida in attesa che si concretizzi l’istante in cui premere il pulsante della sua fotocamera che in questo caso non restituisce cadaveri, bensì soltanto frammenti di vita pulsante. Sergio, con la sua capacità di gettarsi per qualche ora alle spalle il ritmo stressante della città, ci regala fotogrammi che appaiono riverberi dell’Universo e con la sua sensibilità ci permette di cogliere quell’incredibile campionario di forme di vita che è la biodiversità. Sergio con le sue foto premiate in giro per l’Italia e per l’Europa fa conoscere fuori dal confine ristretto della nostra Regione e del nostro Paese la straordinaria ricchezza che possediamo e che ci appartiene e di cui solo a causa della nostra distrazione è così difficile rendersi conto.
Stefano Fabian
Sergio Vaccher ...essere del mondo.
Sergio Vaccher chiede in prestito l'aquila, alla rana, alla farfalla l’occhio che é della Natura; da questi precisi punti di vista dichiara il suo appartenergli, il suo essere del mondo della Natura.In tal modo Essa ci accoglie come parti di una realtà vitale, pulsante, seguace dei ritmi delle stagioni, vibrante di memorie dei venti freddi, delle calure estive, delle suggestioni fecondanti, dei voli delle api e dei tranelli dei ragni. Tutto ri-fiorisce nel modo di sempre. Sergio Vaccher ci incanta e ci incatena in questo universo accogliente e misterioso, vicinissimo e sconosciuto, nella sua imperturbabile stabilità momentanea. L’artista si apposta nelle brumose aurore, si mimetizza nelle steppe sassose e chiede la flessibilità al filo d’erba; la timida riservatezza alla superficie della foglia; la consapevole preziosità all'orchidea selvatica; la potenza alle radici dei rovi e l’imperturbabile abbandono al sasso, accarezzato dalle onde correnti, bruciato dal sole, levigato dal Tempo.Ci si sente al Centro del Cosmo leggendo i suoi lavori, godendo di questo piacere esplicito di appartenenza che ci induce ad amare, a conoscere ogni singolo frammento, ogni veduta, ogni attimo del respiro naturale che suggerisce salvaguardia e protezione. Queste opere fotografiche non presumono un modello esterno, conservano in loro stesse la verità dell’essere utopie della Natura. Finalmente irrompe l’utopia nel nostro orizzonte, mi verrebbe da dire, rubando le parole di Wittgenstein quando riflette sulla “figuratività s/figurata”. Ogni foto esprime l’anelito alla rappresentazione armoniosa che testimonia "impossibilità di raggiungere pienamente la realtà, se non immergendosi in essa.Sergio Vaccher propone una comprensione estetica della Natura, una comprensione che passa attraverso un’immagine tautologica, ovvero un’immagine che dice sé stessa ed è libera.La sua ricerca ha, in tal senso, la principale caratteristica dell'arte nella sua accezione più contemporanea, è libertà dagli scopi e da fin altri, è tecnica e poesia contemporaneamente, è presente nel futuro per condizione e mai per scelta.L’artista penetra fin nel cuore della realtà naturale, ci fa abitare nei pressi di questo luogo irraggiungibile per l’uomo urbanizzato, e lo fa con la leggerezza e la maestria dei grandi, che condividono il segreto perché conoscono il suo mistero. Ogni sua opera mostra il valore assoluto che la dimensione artistica ha assunto per lui; egli si serve della successione di spazi, che stanno in proporzione aurea tra loro, per isolare e concatenare serie di protagonisti visibili e invisibili.Scegliendo non di partecipare alla finzione ma di essere del mondo naturale, l’artista compie l'incanto. Perché Sergio Vaccher sa che la realtà da sola non basta.
Alessandra Santin Critico d’arte, Cultore di Pedagogia. Univ. PD e TS